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	<title>Luca Petrini Psicologo Psicoterapeuta</title>
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	<description>Psicologo Psicoterapeuta Counsellor                 Ipnotista-PNL Terapeuta EMDR</description>
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		<title>Fanatizzazione delle masse</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 10:21:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Relazione sul saggio &#8220;Psicologia delle Folle&#8221; di Gustave Le Bon. A cura di Luca Petrini   Mi sono imbattuto in questo lavoro di Le Bon qualche anno fa quando stavo preparando il saggio su Hitler e il nazismo e sono rimasto fin dalle prime pagine assolutamente stupefatto dall&#8217;acutezza delle sue intuizioni che a tratti [&#8230;]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Relazione sul saggio &#8220;<strong>Psicologia delle Folle</strong>&#8221; di <strong>Gustave Le Bon. </strong>A cura di <strong>Luca Petrini</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mi sono imbattuto in questo lavoro di Le Bon qualche anno fa quando stavo preparando il saggio su <span style="color: #0000ff;"><a title="Adolf Hitler. Analisi di una mente criminale" href="https://www.ibs.it/hitler-analisi-di-mente-criminale-ebook-riccardo-dalle-luche-luca-petrini/e/9788899214586" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Hitler e il nazismo</span></a></span> e sono rimasto fin dalle prime pagine assolutamente stupefatto dall&#8217;acutezza delle sue intuizioni che a tratti mi sembravano delle vere e proprie previsioni puntuali degli eventi che, pochi anni dopo, hanno portato alla concretizzazione del nazismo e di altri regimi dittatoriali. Psicologia delle folle rappresenta un&#8217;opera ancora assolutamente attuale in quanto i meccanismi che stanno alla base del funzionamento di una folla, per quanto non più così arcaici e plasmabili su larga scala come si è verificato negli accadimenti drammatici del secolo scorso, sono ancora fondamentalmente gli stessi.<br />
Conoscere questi meccanismi può rappresentare ancora oggi una possibilità di riflessione in più per chiunque si trovi a sottostare a messaggi, slogan, propagande o ideologie che possano in qualche modo compromettere la sua capacità di analisi critica della realtà.<br />
La tesi centrale di Psicologia delle Folle sostiene che quando un gruppo di individui vengono sottoposti a determinati influssi e si trovano momentaneamente riuniti, ai loro caratteri preesistenti determinati dalla personalità, dalla razza e dalla cultura se ne aggiungono di nuovi, a volte profondamente diversi da quelli originari. Si costituisce così quella che l&#8217;Autore definisce una folla psicologica: un agglomerato di uomini con caratteristiche nuove ben diverse da quelle individuali dei singoli soggetti che lo compongono. Le differenze personali si attenuano e i sentimenti e le idee di tutte le unità si orientano nella medesima direzione. Si forma così un&#8217; anima collettiva, senza dubbio transitoria, ma con caratteristiche molto precise che vanno a sovrapporsi, oscurandole, alle peculiarità individuali dei singoli e che formeranno poi l&#8217; anima collettiva della folla stessa.<br />
Tali caratteristiche poggiano su tre fenomeni principali:<br />
Il soggetto in una folla acquista un sentimento di potenza in base al quale si permette più facilmente di cedere agli istinti, facilitato anche dalla condizione di anonimato e di perdita di responsabilità individuale che il fatto di appartenere ad una folla gli fa vivere. La folla è pertanto anonima e irresponsabile.<br />
Il fenomeno del contagio mentale determina l&#8217;influenzamento reciproco che permette ad un&#8217; idea, ad un&#8217;emozione o ad una sensazione di diffondersi inconsapevolmente tra gli individui che compongono la folla. Tale contagio ha valenze ipnotiche e porta il soggetto a sacrificare i propri interessi e le proprie idee personali in favore di quelli collettivi.<br />
Il contagio a sua volta è l&#8217;effetto diretto di una terza caratteristica che è quella della suggestionabilità. Secondo Le Bon in un soggetto suggestionato certe facoltà possono essere spinte ad un grado di estrema esaltazione mentre altre possono venir sopite. La suggestione che viene esercitata da un individuo o da un&#8217; idea su una folla acquista enorme potere perché viene alimentata reciprocamente dagli individui appartenenti alla folla stessa.<br />
L&#8217;autore, inoltre, sottolinea l&#8217;importanza di caratteristiche come l&#8217;impulsività, la mutevolezza e l&#8217;irritabilità. I diversi impulsi ai quali le folle obbediscono potranno essere generosi o crudeli, eroici o vili ma saranno sempre imperiosi e così pervasivi che anche l&#8217; istinto di conservazione ne può rimanere compromesso. La folla non ammette ostacoli alla realizzazione dei propri desideri e la nozione di impossibilità in una folla scompare. Qualsiasi ostacolo o idea contraria risulta estremamente irritante.<br />
Le folle sono particolarmente suggestionabili da sentimenti impetuosi, tuonanti. Un leader che voglia persuadere una folla deve abusare di dichiarazioni violente, esagerare, affermare, ripetere e mai tentare di dimostrare fatti o idee con il ragionamento logico.<br />
I sentimenti delle folle sono caratterizzati dalla semplicità e dall&#8217;esagerazione. Nelle folle un sentimento viene vissuto ed espresso in blocco senza sfumature né gradualità ed assume subito intensità esagerate e perfino fanatizzate: un&#8217; antipatia può divenire odio sfrenato, un sospetto si trasforma subito in evidente certezza ed un&#8217;attrazione diverrà presto ammirazione se non divinizzazione. Nelle folle, la semplicità e l&#8217;esagerazione dei sentimenti annullano qualsiasi dubbio e incertezza.<br />
Gli individui sono così convinti di trovarsi dalla parte del giusto che non ammettono contraddittorio risultando perciò intolleranti verso qualsiasi idea o qualsiasi gruppo esterno.<br />
Tutte le folle, secondo le Bon, hanno le caratteristiche del fenomeno religioso: adorazione di un essere ritenuto superiore, timore del potere che viene attribuito ad esso, sottomissione cieca ai suoi ordini, impossibilità di discutere i suoi dogmi, desiderio di diffonderli, tendenza a considerare nemici tutti coloro che rifiutano di ammetterli. Aspetti sovrannaturali e misteriosi sono presenti nell&#8217;animo delle folle che rivestono dello stesso potere misterioso la formula politica o il capo vittorioso da cui sono momentaneamente fanatizzate. Il fanatismo e l&#8217; intolleranza, come la storia dimostra, accompagnano solitamente il sentimento religioso quanto il sentimento di appartenenza ad una folla laica.<br />
Le idee ed i concetti che un leader vuole trasmettere ad una folla devono essere e traducibili in immagini. L&#8217;immaginazione, specie quando l&#8217;immagine è fornita da altri, non richiede sforzo, è inconsciamente convincente ed è alla base della formazione delle idee collettive. Un&#8217;affermazione non dimostrabile, presentata in blocco senza indicarne la genesi, ma che sia in grado di evocare immagini, è in grado di convincere all&#8217;istante una folla in modo più intenso e più efficace di mille parole e ragionamenti. Non essendo capaci di ragionare e privi di senso critico, gli individui in una folla non distinguono il verosimile dall&#8217;inverosimile arrivando addirittura a preferire quest&#8217;ultimo. Le illusioni infatti sono il cibo preferito dalle folle. Ecco perché, come afferma Le Bon, esse sono maggiormente colpite dal lato meraviglioso o leggendario degli eventi.<br />
La volontà del capo costituisce il nucleo attorno al quale si formano e si identificano le opinioni.<br />
Riporto un breve passo del testo di Le Bon, che richiama alla mente in modo inequivocabile la figura di Hitler; sorprende che sia stato scritto in un&#8217; epoca antecedente al nazismo: “Nella maggior parte dei casi il capo è stato dapprima un gregario ipnotizzato dall&#8217;idea di cui di seguito è divenuto l&#8217; apostolo. Quest&#8217;idea lo invade al punto che nulla più esiste al di fuori di essa. Il più delle volte i capi non sono uomini di pensiero ma d&#8217; azione. Vengono reclutati soprattutto tra quei nevrotici, esagitati, semi-alienati che vivono al limite della follia. Per quanto assurda sia l&#8217;idea che difendono o lo scopo che perseguono, qualunque ragionamento si infrange contro le loro convinzioni. Il disprezzo e la persecuzione non fanno che eccitarli di più. Interesse personale, famiglia, tutto è sacrificato. Persino l&#8217;istinto di conservazione è distrutto al punto che il martirio costituisce spesso l&#8217; unica ricompensa alla quale quegli individui ambiscano.”<br />
Le Bon sostiene che il compito principale di un capo sia quello di “creare una fede”, sia essa religiosa, politica o in un&#8217; ideale. La forza che scaturisce da una fede è una delle più potenti. Dare all&#8217;uomo una fede significa decuplicare la sua forza!<br />
Per farlo è essenziale che il capo conosca l&#8217; arte dell&#8217;uso delle parole. Le immagini sono evocate nelle masse attraverso un sapiente uso delle parole e delle formule. Compito di ogni leader è conoscere sia il significato che determinate parole hanno in un preciso momento storico ed in una determinata cultura, sia le immagini che una certa parola può o meno evocare in quel contesto. Il potere delle parole dipende infatti in larga misura dall&#8217;immagine che esse suscitano nelle folle.<br />
I mezzi di persuasione con i quali i capi agiscono per trascinare una folla sono l&#8217; affermazione, la ripetizione e il contagio. L&#8217;affermazione pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova, costituisce un mezzo sicuro per far penetrare un&#8217; idea nello spirito delle folle. La ripetizione rende l&#8217;affermazione efficace. Essa deve essere ripetuta di continuo, il più possibile e negli stessi termini. Dopo qualche tempo l&#8217; affermazione ripetuta entra nell&#8217;immaginario della collettività che vi aderisce come ad una verità. Una volta che l&#8217;affermazione adeguatamente ripetuta entra nell&#8217;animo delle folle, si diffonde all&#8217;interno delle stesse attraverso il fenomeno del contagio. Le idee, i sentimenti, le emozioni, le credenze possiedono nelle folle un potere contagioso intenso e pervasivo. Il contagio è abbastanza potente da imporre agli uomini non soltanto certe opinioni ma anche certe impressioni dei sensi. Le opinioni e le idee si propagano per mezzo del contagio e quasi mai del ragionamento.<br />
Per persuadere e guidare una folla un capo deve servirsi di modelli. Un piccolo numero di persone, aventi un certo prestigio socialmente riconosciuto, è sufficiente per funzionare da modello e trasmettere automaticamente opinioni e idee alle folle. Il prestigio infatti è una caratteristica fondamentale per condurre una folla. E&#8217; una sorta di fascino che paralizza le facoltà critiche e colma gli interlocutori di stupore e di rispetto. La caratteristica principale del prestigio è infatti quella di impedire all&#8217;ascoltatore di vedere come le cose realmente stiano paralizzando la sua capacità di giudizio. Le folle hanno bisogno di opinioni già fatte e il successo delle opinioni, indipendente dalla parte di verità o di errore che contengono, poggia per gran parte sul loro prestigio il quale a sua volta è diretta conseguenza del prestigio di chi tali opinioni le formula o le promuove.<br />
Sono in molti a credere che Hitler sia stato un lettore dell&#8217;opera di Le Bon, di certo lo è stato Mussolini che ha esplicitamente affermato: “ Ho letto tutta l&#8217; opera di Le Bon ( …) è un&#8217;opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Luca Petrini agosto 2018</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il trauma</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2016 09:29:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il TRAUMA (dal gerco ferita, rottura) è un evento che comporta una forte minaccia alla propria o altrui integrità fisica. La persona si è trovata o ha assistito ad un evento potenzialmente mortale o di gravi ferite fisiche. La risposta della persona comprende emozioni come orrore intenso, paura e senso di vulnerabilità. Si può trattare di terremoti, incidenti, violenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #890f01; text-align: justify;"><a href="https://www.lucapetrini.it/wp-content/uploads/2016/01/vergogna.jpg"><img class="alignleft wp-image-603" src="https://www.lucapetrini.it/wp-content/uploads/2016/01/vergogna.jpg" alt="vergogna" width="211" height="297" /></a>Il <strong style="font-style: inherit;">TRAUMA </strong>(dal gerco ferita, rottura) è un evento che comporta una forte minaccia alla propria o altrui integrità fisica. La persona si è trovata o ha assistito ad un evento potenzialmente mortale o di gravi ferite fisiche. La risposta della persona comprende emozioni come <strong style="font-style: inherit;">orrore intenso, paura e senso di vulnerabilità</strong>. Si può trattare di terremoti, incidenti, violenza sessuale, lutti importanti, ecc.</p>
<p style="color: #890f01; text-align: justify;">Le modalità con cui la persona fronteggia tali eventi possono essere di tre tipi:</p>
<p style="color: #890f01; text-align: justify;">- <strong style="font-style: inherit;">attacco fuga</strong> : la persona se può si difende (ad esempio da un’aggressione) o fugge (ad esempio durante un terremoto);</p>
<p style="color: #890f01; text-align: justify;">- <strong style="font-style: inherit;">congelamento</strong> (freezing) : quando la persona non può o non riesce ad attaccare o a fuggire si ha una sorta di congelamento, si abbassano le funzioni vitali e la persona rimana come paralizzata di fronte agli eventi. E’ la cosa migliore che la natura ha previsto per garantire la sopravvivenza.</p>
<p style="color: #890f01; text-align: justify;">- <strong style="font-style: inherit;">dissociazion</strong>e : e la modalità più estrema con cui l’organismo si difende da tali situazioni. E’ come se la persona si dissociasse, si dividesse in parti diverse ed “impermeabili” tra loro. Ad esempio durante uno stupro la dissociazione è come se la persona vivesse una sorta di “<em style="font-weight: inherit;">fai al mio corpo ciò che vuoi io non ci sarò</em>“. E’ pur questo un modo estremo di sopravvivere a tale violento orrore.</p>
<p style="color: #890f01; text-align: justify;">Un trauma può cristallizzarsi in un disturbo chiamato <strong style="font-style: inherit;">Disturbo Post Traumatico da Stress</strong> (<strong style="font-style: inherit;">PTSD</strong>). In tale caso anche a distanza di mesi (3 secondo la nosografia attuale) la persona continua a vivere flash-back, immagini disturbanti, emozioni intense, sonno disturbato, ansia, angoscia, ecc. In sostanza è come se l’evento facesse fatica ad integrarsi nel resto della vita psichica e rimane in un certo senso “isolato” e sempre attivo. Anche a livello neurofisiologico è stato osservato che in tale disturbo le informazione collegate al trauma rimangono “intrappolate” in una rete neuronale che mantiene attive le stesse emozioni, convinzioni e sensazioni fisiche che sono state vissute al momento dell’evento.</p>
<p style="color: #890f01; text-align: justify;">Esistono, e sono molto più frequenti e insidiosi, anche<strong style="font-style: inherit;"> traumi minori</strong>, potremmo dire &#8220;traumi con la t minuscola&#8221;. Si tratta di tutti quegli eventi di vita in cui ci siamo sentiti umiliati, non compresi, mortificati, abbandonati e che hanno contribuito a formare un’idea negativa di noi stessi. Durante l’infanzia ad esempio, genitori non accoglienti, non sintonizzati con i bisogni del bambino, maltrattanti, sarcastici hanno potuto provocare delle piccole ferite che poi possono costituire delle fragilità le quali, in seguito ad eventi scatenanti, danno origine a svariati disturbi: <strong style="font-style: inherit;">panico, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi dell’alimentazione, ecc.</strong></p>
<p style="color: #890f01; text-align: justify;">In sintesi i piccoli traumi (o esperienze stressanti) sono potenzialmente alla base delle svariate fragilità che possono affliggere l’animo umano e sulle quali si possono inserire disturbi più significativi<strong style="font-style: inherit;"> anche a distanza di anni</strong>.</p>
<div class="entry-content">
<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #444444; text-align: justify;"><span style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #222222;">Ad oggi, la tecnica terapeutica più efficace nel trattamento del truma è l&#8217;<strong>EMDR</strong> (<strong>Eye Movement Desensitization and Reprocessing</strong>), che permette in tempi brevi appunto una &#8220;d</span><span style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #222222;">esensibilizzazione e rielaborazione del vissuto attraverso i movimenti oculari&#8221;. Si è visto difatti che attraverso la stimolazione inter-emisferica alternata ovvero l&#8217;attivazione ritmica di un emisfero cerebrale e dell&#8217;altro, che si può indurre attraverso ad esempio i movimenti oculari, il sistema nervoso attiva un naturale processo di rielaborazione che permette di integrare le informazioni legate al trauma nel resto della vita psichica del paziente. Anche i traumi più gravi posso essere risolti in un numero limitato di sedute (da 3 a 6 secondo la ricerca).</span></p>
<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #444444; text-align: justify;">L’<strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">EMDR</strong> è quindi un metodo psicoterapico strutturato, rapido ed efficace che permette di trattare le conseguenze psicologiche di eventi traumatici inclusi i cosiddetti &#8221; traumi minori&#8221; i quali, spesso più insidiosi, posso aver compromesso la stabilità psichica della persona ed aver facilitato nel tempo, in conseguenza di eventi scatenanti, lo sviluppo di disturbi più complessi come <strong style="font-style: inherit;">disturbi d’ansia</strong>, <strong style="font-style: inherit;">disturbi dell’umore</strong>, <strong style="font-style: inherit;">fobie</strong>,<strong> panico, ritiro sociale, ecc</strong></p>
<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #444444; text-align: justify;">E’ un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato da più di 20 studi randomizzati controllati condotti su pazienti traumatizzati e documentato in centinaia di pubblicazioni che ne riportano l’efficacia nel trattamento di numerose psicopatologie inclusi la <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">depressione, l’ansia, le fobie, il lutto acuto, i sintomi somatici e le dipendenze</strong>.</p>
<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #444444; text-align: justify;">E’ considerato il metodo d’elezione per il lavoro sul <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">trauma</strong> da diverse associazioni professionali di fama internazionale come l’American Psychological Association, l’American Psychiatric Association (APA) e la National Institute for Clinical Excellence (NICE) – UK, oltre che dall’OMS.</p>
<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #444444; text-align: justify;">Maggiori info sono disponibili sul sito ufficiale: <a style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #7a0000;" href="http://emdr.it/" target="_blank"><strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;"><span style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #333399;">www.emdr.it</span></strong></a></p>
<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #444444; text-align: justify;">
</div>
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<p style="color: #890f01; text-align: justify;">
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		<title>Il passato non è passato</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 08:50:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; (&#8230;) da questo punto di vista il passato acquista importanza non tanto in quanto ciò che è stato, ma in come avviene, ovvero nella forma in cui si dà, qui e ora nel momento presente; la stessa cosa vale per il futuro con la differenza che, mentre il passato prende forma in termini di ricordi, il futuro prende [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>(&#8230;) da questo punto di vista il passato acquista importanza non tanto in quanto <em><strong>ciò che è stato</strong></em>, ma in <strong><em>come avviene</em></strong>, ovvero nella forma in cui si dà, <strong>qui e ora</strong> nel momento presente; la stessa cosa vale per il futuro con la differenza che, mentre il passato prende forma in termini di ricordi, il futuro prende forma in termini di anticipazioni, fantasie, timori, desideri, ecc (&#8230;).</p>
<p>Scarica l&#8217;articolo completo dal <span style="color: #000000;">sito </span><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">della rivista</span> <a href="http://rivista.igf-gestalt.it/in-formazione-numero-28/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">&#8220;In Formazione&#8221;</span></a></span></p>
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		<title>Vergognarsi di vergognarsi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 08:48:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(&#8230;) Dal punto di vista fenomenologico la vergogna viene descritta come un senso improvviso e sgradevole di nudità, di sentirsi scoperti, spogliati, smascherati e il conseguente desiderio di sparire, di sprofondare, di diventare invisibili. Mentre ci vergognamo ci sentiamo paralizzati, bloccati, pietrificati, come se il solo fatto di muoversi mettesse ancora più in luce la nostra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.lucapetrini.it/wp-content/uploads/2016/01/vergogna.jpg"><img class="alignleft wp-image-603" src="https://www.lucapetrini.it/wp-content/uploads/2016/01/vergogna.jpg" alt="vergogna" width="230" height="323" /></a>(&#8230;) Dal punto di vista fenomenologico la vergogna viene descritta come un senso improvviso e sgradevole di nudità, di sentirsi scoperti, spogliati, smascherati e il conseguente desiderio di sparire, di sprofondare, di diventare invisibili. Mentre ci vergognamo ci sentiamo paralizzati, bloccati, pietrificati, come se il solo fatto di muoversi mettesse ancora più in luce la nostra nudità. La sensazione generale che ne deriva è una sorta di profondo turbamento, di disorientamento, di confusione mentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo completo sulla rivista <a href="http://www.igf-gestalt.it/wp-content/uploads/2013/09/INformazione_221.pdf" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">&#8220;In Formazione&#8221;.</span></a></p>
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		<title>Claudio Naranjo sul fine della Terapia della Gestalt</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 08:36:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Claudio Naranjo sul fine della terapia della Gestalt “Il fine immediato della terapia gestaltica è quello di ristabilire la awareness: questa parola, che in italiano possiamo tradurre con “consapevolezza”, è la più importante nel vocabolario del buddhismo e fa riferimento al processo di “ristabilire l’attenzione” o la “capacità esperienziale”. Nella gestalt, invece, ciò che si pretende fare [&#8230;]]]></description>
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<h1 class="entry-title">Claudio Naranjo sul fine della terapia della Gestalt</h1>
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<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit;"><a style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #bb5974;" href="https://tizianacarucci.files.wordpress.com/2015/03/entrevista-a-claudio-naranjo.jpg"><img class=" size-full wp-image-130 alignleft" src="https://tizianacarucci.files.wordpress.com/2015/03/entrevista-a-claudio-naranjo.jpg?w=714" alt="entrevista-a-claudio-naranjo" /></a>“Il fine immediato della terapia gestaltica è quello di ristabilire la <strong><em style="font-weight: inherit;">awareness</em></strong>: questa parola, che in italiano possiamo tradurre con “consapevolezza”, è la più importante nel vocabolario del buddhismo e fa riferimento al processo di “ristabilire l’attenzione” o la “capacità esperienziale”. Nella gestalt, invece, ciò che si pretende fare è ristabilire le funzioni dell’organismo e della personalità che portano l’individuo alla sua condizione di completezza e all’espressione p<span class="text_exposed_show" style="font-weight: inherit; font-style: inherit;">iena delle sue potenzialità.<br />
Un presupposto della terapia Gestalt è che la coscienza, di per sé, produce sviluppo e cambiamento”.<br />
…<br />
L’enfasi della terapia gestaltica sulla consapevolezza, più che sulla comprensione, sottolinea l’importanza del “<strong>contatto</strong>”: con questo termine si intende il processo immediato qui e ora, e si sottolinea la base sensoriale ed emozionale di tale processo. L’intervento del terapeuta è pertanto essenzialmente non interpretativo, ma si dirige piuttosto al <strong>risveglio della consapevolezza</strong>, da parte del paziente, di ciò che sta facendo e sentendo. L’enfasi non cade, dunque, sullo spiegare il suo comportamento o comprendere i suoi perchè, ma piuttosto sul percepire il “come” della sua esperienza. Questa presa di coscienza porta di per sé a nuove esperienze e a nuove sfide.”</span></p>
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<p style="font-weight: inherit; font-style: inherit;">Claudio Naranjo – Per una Gestalt viva</p>
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